… colpa di un premio assegnato al suo CEO. Ecco la motivazione assurda
Xiaomi, anch’essa vittima del BAN come Huawei, anche se in forma minore, avrebbe dei retroscena assurdi dietro la scelta di impedire all’azienda Cinese di usare le tecnologie americane. Secondo il The Wall Street Journal la motivazione sarebbe davvero incredibile e sarebbe tutta del CEO di Xiaomi, Lei Jun e di un premio assegnato dal MIIT.
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Infatti nel 2019, il MIIT assegnò il premio “Outstanding Builder of Socialism with Chinese Characteristics” a Lei Jun, CEO di Xiaomi e questo ha causato una qualche reazione a catena negli Stati Uniti, che dunque hanno deciso di bandire Xiaomi definitivamente, anche se ad oggi le mosse concrete ancora non si sono viste. Una vera beffa e motivazione assurda a cui Xiaomi non ha mai voluto arrendersi.

Xiaomi ha sempre confermato di non aver nessun legame né con l’esercito cinese né con il Governo del Paese comunista ed ha sempre sottolineato di essere a lavoro per essere quanto più trasparente possibile nel rispettare le normative locali in ogni nazione da tutto il mondo. Xiaomi non farà la fine di Huawei e lo dimostrano anche i fatti, visto che il BAN non si è mai concretizzato in nulla di effettivo.
Xiaomi ha anche avviato le dovute tutele legali, nei confronti degli Stati Uniti, per ottenere un risarcimento dagli Stati Uniti per i danni subiti dopo l’inserimento nella blacklist negli USA perchè ha perso popolarità sebbene non ci siano le motivazioni dietro questa scelta assurda.
Il MIIT ha premiato l’azienda Cinese per via del suo corposo investimento nelle nuove tecnologie, come 5G e intelligenza artificiale ma gli Stati Uniti continuano a sostenere, come di fatto sta facendo con Huawei, che queste siano sovvenzionate e direttamente legate ad attività di controllo del governo Cinese che controllerebbe ogni forma di investimento.
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