Il mining dei BitCoin consuma quanto 7 Google messe insieme. Un dato davvero stratosferico che non può essere ignorato
Non è un segreto che minare BitCoin sia un’operazione molto dispendiosa in termini di energia elettrica e per questo creare BitCoin fornendo la propria potenza di calcolo, il software, la connessione internet ma soprattutto l’energia elettrica, con quest’ultimo punto che è il nodo maggiore per generare BitCoin.
In pratica con le opportune reti e software possiamo autorizzare le transazioni in BitCoin mantenendo una copia del registro di tutte le transazioni, questo meccanismo prevede un consumo enorme di energia elettrica e con il passare del tempo, aumenta a dismisura. Il consumo annuale per tenere in piedi la rete di BitCoin corrisponde a 91 terawattora.
91 miliardi di kilowattora e se questo numero può già sembrare enorme, ecco che il dato diventa ancor più apocalittico se vi diciamo che è pari a 7 volte il consumo di energia necessario a Google per tenere attivi tutti i suoi servizi ed iniziare ad innovare e sviluppare, si avete letto bene, di BigG.

I dati sono stati messi nero su bianco nel recente report del New York Times che non ha fatto altro che comparare i dati che tutti continuano a ripetere e riproporre da anni e messi di fronte al grande colosso di Google il paragone è presto fatto e non è possibile ignorare questo consumo di energia abnorme.
Le stime complessive sono state fatte dalla Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index e vede la Cina in testa tra le attività di mining, ma in crollo verticale per via dei recenti blocchi, ma ora aumentano la loro quota il Kazakistan e la Russia visto che hanno costi molto bassi dell’energia elettrica.
Qui stiamo parlando dei consumi della sola criptovaluta BitCoin, che però è la più esosa in termini di energia elettrica, ma se sommiamo tutte le altre ed il futuro delle cripto, dovremo trovare un metodo alternativo per alimentare questo business e questa nuova forma di “fare moneta” del futuro.
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