I filtri antipirateria dovranno essere attivati anche dai grandi colossi del web che offrono DNS pubblici. Il Tribunale di Milano contro il DNS di CloudFlare
Da che mondo è mondo, da sempre tra le varie procedure per accedere a siti web bloccati in Italia ma anche all’estero, il consiglio principe per vedere tutto senza problemi è quello di utilizzare i classici DNS pubblici. Questo perché non solo sono sicuri, ma anche veloci e non attivano alcun blocco.
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I DNS pubblici, quelli di Cloudflare o Google per intenderci, gli 1.1.1.1 o 8.8.8.8 che di fatto essendo pubblici ed internazionali, non attuavano alcun blocco locale o regionale, di fatto bypassando i blocchi dei vari ISP Italiani come TIM, Vodafone, Fastweb, WindTre e così via, permettendo l’accesso a tutti i siti web del mondo senza problemi, anche se questi risultano bloccati nel nostro paese.
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Nessuna procedura strana, tutto legale e fatto alla luce del sole ma qualcosa potrebbe cambiare. Infatti in una causa legale della IFPI, organizzazione che rappresenta l’industria discografica nel mondo tra cui si trovano Sony Music Entertainment, Universal Music e Warner Music Italia, hanno attaccato direttamente i DNS pubblici.

Al momento l’attacco è solo verso quelli di CloudFlare, che di fatto non applica i blocchi ai siti bloccati e che vorrebbe, secondo l’IFPI di attivare il blocco anche su questi DNS di CloudFlare, ma il prossimo step sarebbe imporre questa regola anche ad altri servizi DNS, come gli ultra famosi DNS di Google.
I servizi di CloudFlare rendevano possibile agli utenti l’accesso ai siti web in violazione del copyright che erano stati bloccati da AGCOM, l’autorità italiana per le garanzie nelle comunicazioni. Questi siti sottraggono entrate ai servizi musicali licenziati e, in definitiva, a coloro che investono e creano musica.
Ordinando a CloudFlare di interrompere l’accesso a questi siti, il Tribunale di Milano ha emesso un’importante sentenza che riteniamo invii un chiaro messaggio ad altri intermediari online, i quali a loro volta potrebbero essere soggetti ad azioni se i loro servizi venissero utilizzati per la pirateria musicale
Il tribunale si è già espresso, ed ha dato 30 giorni di tempo a CloudFlare di attivare un sistema tecnico che permetta di bloccare il blocco a livello regionale. Se non rispetterà questo termine, sarà inflitta una sanzione giornaliera che potrebbe diventare molto pesante per CloudFlare.
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